LA “CENTRALITÀ DELLA PARROCCHIA”
PROBLEMI E SPERANZE PER LE COMUNITÀ ECCLESIALI DI OGGI
Convegno Ecclesiale della Diocesi di Molfetta
Esperienza
di Egidio e Mariella Barghiglioni
Ci siamo avvicinati alla Chiesa, e quindi alla Parrocchia, da adulti. Nessuno dei due ha fatto parte, da giovane, di gruppi ecclesiali, almeno in modo stabile e a lungo. Anche da adulti, il nostro rapporto con la Chiesa è stato quello di consumatori di cose sacre: il matrimonio, il battesimo dei bambini, la messa la Domenica, la più breve e non sempre. Avevamo, questo sì, la convinzione che il rapporto con Dio fosse una cosa seria e che non potesse trattarsi di semplice devozionismo, ma non c’era tempo per lui, né per noi.
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L’inizio: a iniziare è stata Mariella, in
occasione della preparazione alla comunione dei bambini. Cominciò con l’essere
presente alle riunioni e finì per essere coinvolta dal Parroco che la convinse
a provare a fare la catechista. Il fatto di dover fare catechesi a bambini
sulla falsariga di riunioni preparate dal Parroco le fece capire che quello non
era un modo serio e approfittando della vicinanza dell’Ateneo Salesiano,
frequentò quello che era uno dei primi corsi di teologia per laici. Egidio era
molto preso dal suo lavoro, ma quando, nel corso della preparazione alla
cresima del figlio più grande, ci si chiese di coinvolgersi, tutti noi
genitori, con il cammino di fede che facevano i ragazzi, non si tirò indietro.
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Le conseguenze: sono facilmente intuibili. Non ci si può permettere di dare a Dio
un solo dito, che Lui si prende tutta la mano e poi il braccio, la spalla e
sei, per così dire “fregato”. Insomma
questo coinvolgimento coi figli fu di tale livello che di tutti i genitori
restammo solo noi e facemmo per anni, coi figli, un itinerario di fede fondato
su una conoscenza biblica i cui benefici effetti si sentono ancora dopo tanti
anni.
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Il primo vero impegno parrocchiale: si finì col far parte del Consiglio
Pastorale ritrovandosi nel pieno delle problematiche che coinvolgevano le
Parrocchie romane di quel tempo, e anche di oggi. Ci trovammo nel pieno delle
discussioni coi movimenti e con quella cattiva abitudine che hanno alcuni
Parroci di appaltare la catechesi degli Adulti. Chi ai neocatecumenali, chi ai
carismatici, chi ai Legionari di Cristo, chi all’Opus Dei e così via. Con il risultato che chi vuole avvicinarsi
alla Chiesa, deve pure prendere la tessera di uno di questi partiti.
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La prosecuzione dell’impegno: Da allora
abbiamo cambiato diverse Parrocchie e, quando operavamo nell’équipe di
ricerca per la Catechesi degli Adulti presso la Diocesi di Roma, altre ne
abbiamo visitate. In verità, solo in una abbiamo trovato quello che sarebbe
logico aspettarsi: un piano pastorale, una comunità di adulti che va formandosi
pian piano, un’unità di obiettivi perseguiti in tutte le attività, dalla
Catechesi degli Adulti a quella dell’iniziazione, alla Charitas, alla
preghiera, alle omelie domenicali.
Presso le altre abbiamo rinvenuto qualche sprazzo di luce e in molte il
buio più assoluto.
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I nodi del problema: Il documento CEI
“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, parafrasando la lettera a
Diogneto, uno scritto non canonico purtroppo poco conosciuto, al n° 35 ricorda
che “ I cristiani sono uomini come tutti gli altri, pienamente partecipi
della vita nella città e nella società, dei successi e dei fallimenti
sperimentati dagli uomini; ma sono anche ascoltatori della Parola, chiamati a
trasmettere la differenza evangelica nella storia, a dare un’anima al mondo,
perché l’umanità tutta possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è stata
creata”. E il titolo del paragrafo
successivo è la domanda che ci pone quotidianamente l’umanità: “Discernere
l’oggi di Dio”.
Non perché Dio cambi di giorno in
giorno: la sua essenza, che è amore e fedeltà alle promesse rimane in eterno.
Noi di Dio sappiamo quello che ci ha descritto Gesù; poi vengono le ipotesi e
le descrizioni che hanno aggiunto i teologi e i santi, ma la base, il dato
certo che alimenta la nostra speranza è la fede nel Dio di Gesù Cristo, fondata
sulla Parola. È che l’uomo di tempo in tempo, “crea” Dio, cioè lo
descrive con il linguaggio e con le categorie del suo tempo, linguaggio e
categorie che poi, purtroppo, si cristallizzano offuscando, per le generazioni
successive, la luce della verità. Succede così che l’Evangelo di salvezza viene
troppo spesso annunciato non come una novità sconvolgente e liberatrice, ma
come un richiamo al passato conservatore. Non c’è bisogno di dimostrare questo,
basta leggere la storia.
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E allora…..: Sta qui la ragione del successo dei movimenti, che propongono una
Chiesa più dinamica e rinnovatrice, ma soprattutto una fede che sia pure un
motivo e un orientamento di vita. Al contrario della realtà delle Parrocchie
che sono spesso, e non sempre per colpa dei Parroci, centri di conservazione e
raduno di nostalgici. I movimenti rispondono così a un impellente bisogno del
popolo cristiano.
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Ma…..: Propongono una spiritualità
prefabbricata altrove e proposta a scatola chiusa. Si tratta di aderire ad un
pacchetto nel quale non si può cambiare neppure una virgola. Non solo, ma al
momento dell’impatto il laico non è abbastanza preparata da distinguere il
grano dalla zizzania e quindi da comprendere pienamente se la spiritualità che
gli è proposta è adatta a lui e alla sua immagine del mondo e di Dio. In genere
gli adulti non hanno nessuna immagine di Dio tranne quella che è stata loro
trasmessa dalla preparazione dei sacramenti dell’iniziazione o dalla vecchia
nonna, mentre l’immagine del mondo, per bene che vada, è quella del partito per
cui votano. E allora queste proposte spirituali cadono spesso in una zona di
foresta vergine e vanno a dissodare un terreno che forse non è adatto a quel
tipo di coltivazione.
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La nostra esperienza: Si basa su decenni di Catechesi per Adulti e
di Pastorale familiare svolta nelle Parrocchie di Roma. Esperienza arricchita
dalla citata partecipazione all’équipe Diocesana di ricerca della Catechesi
degli Adulti e da vari interventi presso Diocesi Italiane, così come è questo.
Nella nostra azione non abbiamo mai proposto un tipo di spiritualità, per
esempio la nostra, che già abbiamo diversa l’uno dall’altra, ma fornito le
nozioni per la conoscenza della fede, cioè del messaggio di Gesù, limitandoci
ad accompagnare (ecco un verbo che dovrebbe trovare il suo posto nella
Chiesa) le persone affidateci su sentieri loro personali, preoccupandoci solo
che questi sentieri conducessero a Dio. Abbiamo fatto della Catechesi non una
cinghia di trasmissione di esperienze ed emozioni religiose prefabbricate, ma
la coltivazione di un giardino dove potessero trovare spazio vitale tutte le
essenze e tutte le spiritualità. Non possiamo escludere la possibilità che il
sentiero personale di qualcuno di questi nostri “accompagnati” possa
interferire e riversarsi su una strada battuta da qualche movimento. Non ci
vediamo niente di male, ma la scelta di quella spiritualità, invece di
un’altra, sarà ben più cosciente e feconda di tante altre scelte forzate.
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La Parrocchia: Secondo noi dovrebbe
seguire questo itinerario. Essere un luogo dove ogni cristiano desideroso di
approfondire le ragioni della propria fede, per poter renderne ragione come dice la lettera di Pietro, possa trovare
spazio, ascolto e proposte che siano rispettose delle esigenze intime di
ciascuno, pur nell’obbiettività dell’annuncio di Cristo. Deve quindi tornare ad
una posizione di centralità, non per ricuperare un’egemonia passata e ormai
perduta, ma per assumere finalmente il posto che le spetta. Dice infatti il
citato documento CEI al n° 44: “Le proposte pastorali dei Vescovi italiani,
nel corso degli ultimi trent’anni, hanno rimarcato con vigore la centralità
dell’educazione alla fede e della sua comunicazione. A partire dal Concilio
alcune scelte significative sono state compiute ad esempio con il progetto
catechistico e l’impegno per il rinnovamento liturgico, quindi con
sottolineatura della comunità quale soggetto dell’evangelizzazione e, infine,
evidenziando il segno della carità come qualificante la missione cristiana. Non
possiamo sentirci però soddisfatti.”
A ragione i Vescovi non si sentono soddisfatti. Analizzando con i soli dati a nostra disposizione la situazione di Roma, sono ben poche le Parrocchie in cui è offerta ai laici adulti una catechesi, non appaltata, che sia all’altezza della produzione dei catechismi editi dalla CEI. Il Catechismo degli adulti “La verità vi farà liberi” , testo realizzato da fior di specialisti, a seguito pure di una lunga sperimentazione, e tutt’altro che conosciuto e utilizzato. Spesso, nei casi migliori, si va a tentoni senza un effettivo progetto che tenga conto dalla situazione territoriale e del traguardo che si vuol tentare di raggiungere.
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La centralità dell’uomo: È il vero obiettivo da raggiungere ed è
stato pure il vero obiettivo di Gesù, che si commuove per le folle che sono
pecore senza pastore, per la donna siro-fenicia, per la figlia di Giairo, per
il servo del centurione. Per rispettare questa centralità dell’uomo occorrerà
realizzare una reale inculturazione del Vangelo, per cui, fermo restando
l’obbiettività dei contenuti annunciati dalla Parola e confermati e chiariti da
Magistero e Tradizione, sono invece adeguati alla cultura territoriale
linguaggi, formulazioni e, perché no, liturgia e sostanza dei sacramenti. Per
cui se dobbiamo “Discernere l’oggi di Dio” riconoscendo modi
diversi di proposte di vita cristiana tra Stoccolma e Timbuctu, non vediamo
perché non potrebbe essere personalizzata la proposta tra Molfetta e Busto
Arsizio e, anche a Molfetta, tra una Parrocchia e l’altra, tra una fascia
culturale e l’altra.
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Fedeltà all’uomo e fedeltà a Dio: Si
tratta di obbedire a quanto stabilisce il primo dei documenti prodotti dalla
CEI, che resta pure il documento principe: Il Rinnovamento della Catechesi,
giustamente conosciuto pure sotto il nome di Documento di base, perché
base stabile di tutti i documenti CEI sulla Catechesi. Il Documento, a proposito della pedagogia di
Dio e della Chiesa, afferma che:
1. Le
opere sono il linguaggio di Dio, le parole chiariscono il significato delle
opere. Come nell’insegnamento di Gesù ai discepoli di Emmaus.
2. La
Parola di Dio si adegua alle varie culture, nei tempi e nei luoghi diversi.
3. La
Parola continua a farsi carne in modo reale anche oggi, mentre si progredisce
nella sua comprensione.
E, parlando della catechesi per l’itinerario della fede, stabilisce che bisogna fare attenzione al contesto nel quale si svolge la catechesi, essa infatti tiene conto del livello effettivo di maturazione umana e cristiana degli ascoltatori, del loro ambiente culturale e sociale. Bisogna aiutare l’uomo a riscoprire l’inizio della sua vita di fede.
· Integrazione
tra fede e vita: È da qualche tempo il vero nodo che impedisce il
realizzarsi di una vita di fede piena e profonda. Accade così che le Parrocchie non siano vere e proprie Comunità
Cristiane, ma supermercati del sacro.
L’Animatore Pastorale deve per primo eliminare questo divario tra la sua fede e la sua vita e fare per primo un cammino di vita cristiana, poi potrà testimoniare la sua realizzazione di uomo verso la comunità ed accompagnare i fratelli favorendone una pari realizzazione.
Essendo, oltre che un maestro, pure e soprattutto un testimone, questa testimonianza va portata da persona a persona, in un modo che possa impegnare tutta la vita, avvicinandosi all’uomo con simpatia, per cogliere momento per momento tutte le sfumature delle personalità.
Occorre conoscere profondamente l’uomo e l’ambiente in cui vive, facendosi aiutare dalle scienze umane, dalla psicologia alla antropologia, dalla sociologia alla storia.
Calarsi nelle situazioni e nelle età. Come dice S. Paolo, “mi sono fatto tutto a tutti, per non scontentare nessuno” . E questo perché il messaggio che portiamo non è nostro e noi ne siamo responsabili .
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Il cammino personale……….. Ritorniamo all’inizio di questa
testimonianza, quando ci è capitato di concedere un dito a Dio e siamo rimasti fregati,
perché Lui ci ha coinvolto in tutta la nostra vita. Quando Dio fa così, non
vuole sapere di che Parrocchia sei, che movimento segui, da quale prete ti
confessi. Fai parte, anzi, ti senti parte della Chiesa universale, cioè cattolica.
C’è un aforisma zen che dice: “ se incontri il tuo guru, uccidilo”; non è un invito all’omicidio, ma la traduzione, in altra lingua e in altra cultura, di ciò che Gesù ha detto ai suoi poco prima dell’Ascensione: “È bene per voi che io me ne vada……” . Se non se ne fosse andato gli Apostoli non avrebbero avuto la possibilità di crescere, di assumere le proprie responsabilità, non avrebbero avuto mai l’ardire di dire, come riportato dagli Atti, “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi……..”. Finché il bambino è piccolo, la madre non lo lascia camminare da solo e gli va dietro, sostenendolo con le sue braccia, ma, ad un certo punto, deve correre il rischio della caduta, se vuole veramente che il figlio cammini da solo; così dovrà lasciarlo solo nell’adolescenza e poi nella maturità, restando sempre un porto sicuro su cui contare. Il rischio non peregrino, e la cronaca ce lo conferma, è che troppo spesso, genitori, educatori, confessori, dirigenti dei movimenti, guru, non sanno mettersi da parte, come invece ha fatto Gesù e allora se vuoi crescere, li devi metaforicamente uccidere, quindi prendere le distanze, cercare altre voci e altri contenuti con i quali arricchirti ulteriormente, altrimenti non godrai mai della libertà dei figli di Dio. Forse sta qui la differenza qualitativa dei due figli del padre misericordioso di cui ci narra il Vangelo.
Dio, mentre si approfittava di noi, del dito che gli avevamo concesso, ci ha messo però una mano in testa e ci ha fatto capire che non bastava sentire quel prete che ci aveva svegliati, ma che dovevamo sentire altra gente che parlava di Lui. Sono venuti così i Convegni alla Cittadella di Assisi, quelli del Centro Orientamento Pastorale, quelli delle CEB, i corsi dell’Università Salesiana e del Vicariato di Roma, la scelta di fare, con altri fratelli, un’esperienza veramente comunitaria. Qui abbiamo avuto la conferma che una comunità adulta è formata da componenti adulti, da gente che sta in piedi da sola, senza bisogno di stampelle e di spalle amiche, ma che sa essere anche stampella e spalla amica per coloro che ne hanno bisogno, per aiutarli a poterne fare a meno.
· Il valore dell’esperienza…… secondo noi non sta soltanto nello scodellare le proprie avventure davanti agli ascoltatori, ma nel saperne trarre teorie e metodi che possano valorizzare e migliorare le esperienze future, sia le nostre sia di voi che ci ascoltate. Del resto, se non si facesse così, potremmo ritrovarci all’infinito nelle stesse situazioni senza trovare una strada che ci faccia uscire dalle difficoltà che di mano in mano ci si presentano. Così che le argomentazioni, qualche volta un po’ teoriche, degli studiosi, possono prendere corpo risolvendo i nostri nodi e diventando così la base da cui partire per nuove esperienze. Questo sembra una cosa logica, ma ci siamo trovati più volte in gruppi nei quali si dà importanza alla sola esperienza personale, tralasciando invece tutto il bagaglio di metodica che da quella esperienza proviene e che illumina poi le esperienze successive. Starà certo a voi modificare la nostra metodica, che è proporzionata alla nostra cultura, agli ambienti che frequentiamo, al nostro modo di lavorare, in maniera che possa giovarvi per gli impegni futuri per i quali auguriamo su di voi l’assistenza dello Spirito Santo.