testi / letture / corsi
 di L. Meddi

perchè sarebbe utopico sognare una parrocchia ideale? 

 

Bressan L., Una chiesa a disagio. La fatica di una forma ecclesiae tra progetti radicali di riforma e inerzie strutturali con cui vivere, in Ati- Vitali D. (a cura di),  Annuncio del Vangelo, forma Ecclesiae, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2005, 29-47.

 

Il pastoralista di Milano non è nuovo al tema della parrocchia. Ha pubblicato su questo argomento: Bressan L, La parrocchia oggi. Identità, trasformazioni, sfide, Bologna, Edb, 2004; Bressan L., Cos'è (oggi) la parrocchia. Uno spazio per l'istituzione del cristianesimo, uno strumento per la costruzione dell'identità cristiana in un luogo , in Servizio Nazionale per il Progetto Culturale Della Conferenza Episcopale Italiana, in Ripensare la parrocchia, Bologna, Edb, 2004, 81-116; Bressan L., La "rivincita della parrocchia", in Garelli F. (a cura di) , in Sfide per la Chiesa del nuovo secolo. Indagine sul clero Italia, Bologna, Il Mulino, 2003, 101-143; Bressan L., Chiesa di popolo o Chiesa di élite? Stili dell'azione pastorale, in Garelli F. (a cura di) , in Sfide per la Chiesa del nuovo secolo. Indagine sul clero Italia, Bologna, Il Mulino, 2003, 147-191.
 

In questa ultima opera riprende un tema a lui caro: l'esperienza di rinnovamento parrocchiale iniziata in Francia negli anni '40 non poteva se non fallire perchè l'utopia che si portava dentro non solo non era sufficientemente ragionata (e questo si può facilmente condividere) ma soprattutto per "ingenua". Il suo ragionamento viene presentato anche in questa ultima opera.

 

1 Una chiesa che cambia. Egli  ricorda (p. 30) che la discussione sulla forma ecclesiae non é una invenzione dei nostri giorni. Tutto il passato recente del cristianesimo europeo, almeno nella sua versione occidentale, può essere letto e raccontato come l'esecuzione di una simile lunga discussione. Essa cominciò nella forma di un esplicito "malessere" provato nei confronti della figura di chiesa del tempo, ritenuta inadatta a custodire e a trasmettere il depositum fidei, la memoria cristiana (p. 31).  Occorreva perciò ipotizzare un suo adeguamento. Due furono le direzioni intraprese da questo tentativo di rilancio; la promozione e lo sviluppo di quella che verrà definita la logica missionaria e in secondo luogo l'elaborazione di un'immagine ideale di chiesa (p. 32).

 

1.1. L'imperativo della missione. Al disagio provato si rispose con uno scatto d'orgoglio. L'orgoglio richiedeva scelte drastiche, chiare e simboliche: il linguaggio, la terminologia della missione e della riforma della chiesa si fece strada dentro questo clima dichiarato di lavoro per un secondo nuovo inizio del Cristianesimo. (p. 32).

Il ritardo percepito nei confronti del presente può essere recuperato solo al prezzo di un'operazione dal sapore chiaramente simbolico: occorre che la chiesa viva un nuovo esodo, per poter conoscere l'ebbrezza dell'ingresso in una nuova terra promessa. L'impegno per la costruzione della chiesa del futuro può essere ricavato solo dalla condanna della figura della chiesa del presente (p.33).

 

1.2. Modelli ideali di chiesa (pp. 33-35). Questa seconda modalità può essere individuata nella rapida diffusione, associata da subito alla logica della missione, di alcuni modelli ideali di chiesa, di alcune figure utopiche da esibire come punti di arrivo, come mete verso le quali indirizzare il percorso esodico cosi tanto incoraggiato. Nascono in questo modo le coppie di estremi che hanno strutturato il dibattito recente sulla forma ecclesiae e nascono con il compito preciso di esercitare quella funzione utopica di affascinamento e di attrazione delle quali la riflessione ecclesiale sentiva il bisogno per superare il disagio provato, per elaborare finalmente una figura di chiesa, delle istituzioni e delle strutture ecclesiali al passo con la cultura e la società europea moderna. Il contenuto di questi modelli, di queste figure ideali di chiesa è allo stesso tempo chiaro ed oscuro, definito e confuso, facilmente percepibile e incredibilmente intricato. Oscure, confuse e incredibilmente intricate queste immagini lo diventano invece appena si abbandona il livello simbolico per addentrarsi in una comprensione più analitica e precisa del loro contenuto e del loro funzionamento: basta poco per accorgersi della sommarietà, del grado di immaturità e di discrezionalità che contraddistingue parecchi dei modelli elaborati e sostenuti

 

1.3 Un disagio che permane. Non sembra essere riuscita tuttavia a dare una risposta, a trovare una soluzione al principio che l'ha generata, ovvero al disagio provato dentro la chiesa e dalla chiesa stessa. Si tratta quindi di fare ulteriori passi, di tentare un approccio da un punto di vista differente per cercare di comprendere questo disagio, per illuminare più profondamente questa immagine che ci accompagna nella nostra riflessione (p. 36)

 

La tesi di fondo non è solo che la prospettiva nata con la Mission de France era destinata a fallire ma che in sè non poteva essere valida. Sembra di capire che utopico non fosse solo il tentativo, ma l'idea stessa di comunità cristiana. La cosa va chiarita. Ci sono due osservazioni (sommarie) che si devono fare a questo modo di riflettere.

In primo luogo si deve mostrare in che modo il fallimento di una iniziativa pastorale dipenda da una intrinseca debolezza o piuttosto da una "congiuntura" avversa. In questo caso che essa abbia avuto esito negativo per il fatto che la chiesa stessa non ci abbia creduto.

In secondo luogo va chiarito se  l'ideale di una comunità cristiana che si ispiri alla "utopia" della chiesa primitiva sia utopico.

Questo sembra essere in effetti l'esito della ricostruzione storica del Bressan (cf. La parrocchia oggi. Identità, trasformazioni, sfide, 2004). Come in effetti è stato indicato anche da altri, quel modello di chiesa in qualche modo fu ripresentato nei documenti conciliari.

Occorre stare attenti su questo punto. Il (futuro perchè ancora non vedo modelli soddisfacenti) modello di parrocchia in nessun modo deve lasciare sospettare che voglia reintrodurre l'idea di parrocchia nata nel medioevo e stabilita da Trento. Il Bressan dovrebbe chiarire questo punto. In effetti egli ha pagine che possono sembrare contraddittorio perchè mentre in alcuni passaggi delle sue opere parla con intensità di una svolta di inculturazione e di ripensamento della parrocchia in prospettiva culturale allo stesso tempo insiste nel vedere il compito principale dell'istituzione parrocchiale quella di assicurare la "socializzazione religiosa" (l'espressione è mia ma il concetto mi sembra presente nelle opere dell'A.). Già nei titoli questa ambiguità sembra presente (cf. rivincita; strumento per la costruzione dell'identità cristiana in un luogo).

Soprattutto quando questo è il punto attualmente dibattuto. sarebbe prestare la base teoretica ad una operazione gattopardesca.

 

[L.M.]

www.aesp.it  - agenzia ecclesiale per lo sviluppo e la sperimentazione pastorale