Catechesi: passione educativa!
IN
SINTESI
Nella linea dei nuovi Orientamenti dei vescovi per la pastorale del
prossimo decennio, la diocesi è invitata a continuare
nel ripensamento della catechesi nella prospettiva educativa,
facendo interagire persona, libertà e messaggio, avendo come
orizzonte una offerta formativa centrata sulla
formazione-abilitazione alla vita cristiana.
IL GIÀ FATTO
In questi anni il rinnovamento della catechesi ha insistito su
alcuni cambiamenti e trasformazioni davvero necessari. Ricordiamoli:
Una catechesi permanente. Che accompagni tutte le età e le
situazioni delle persone, per aiutare la crescita e maturità della
fede in modo da acquistare la “sapienza cristiana” di vedere la
vita; con il primato della catechesi degli adulti.
Una catechesi evangelizzante. Che rimetta al centro l’annuncio
“provocante” del regno, la fede di Gesù di Nazaret, narrata nella
Bibbia, con cui “evangelizzare”, dare senso e orientamento, alla
vita.
Una catechesi nella e per la comunità. Che nasce dalla tradizione
vivente di una chiesa locale e introduce a condividere la sua
missione. Attraverso una azione integrata e integrale; coinvolgendo
tutti i soggetti: ministeri e carismi. In modo particolare i giovani
e gli adulti.
Una catechesi nella realtà del destinatario. Attenta alle età della
crescita, alle sue possibilità di comprensione, ai suoi interessi e
compiti vitali; attraverso una continua “correlazione” tra Vangelo e
Vita.
Una catechesi attiva e coinvolgente. Che si realizza nello stile
della ricerca comune, utilizzando i linguaggi e gli strumenti della
comunicazione contemporanea, dentro luoghi di vera crescita nella
fede.
L’INGRESSO DELLA PROSPETTIVA CATECUMENALE
In modo particolare in questo decennio passato abbiamo riconsiderato
il principio iniziatico. Già a partire dal 1988 e poi nel 1991
soprattutto la catechesi dei ragazzi si è arricchita della
prospettiva catecumenale.
Questo significa tenere presente non solo le età psico-sociali, ma
anche i passaggi spirituali: la evangelizzazione, la formazione
catecumenale, la celebrazione e la mistagogia.
Ma quando riferiamo la iniziazione cristiana ai ragazzi occorre un
ripensamento educativo: occorre tener presente i tempi della
crescita e della libertà per evitare che sia sono una imposizione!
PENSARE EDUCATIVAMENTE: I NUOVI ORIENTAMENTI
Un nuovo invito. Gli Orientamenti pastorali del decennio che i
Vescovi hanno elaborato ci avvertono che tutto questo non basta
perché la situazione dei “processi formativi” in Italia non è
favorevole alle scelte di vita centrate sui valori. Il seme del
Vangelo cade su terreni non adatti. Occorre quindi ripensare
l’evangelizzazione in termini educativi cioè – dice il testo – in
modo relazionale, propositivo e trasmettitivo, coinvolgente,
globale, integrato.
Significati dentro le parole. L’ingresso del tema “educazione” ci
aiuta a riconsiderare nella pedagogia il triplice compito del
trasmettere o socializzare, dell’educare o favorire
personalizzazione e inculturazione dei valori in un progetto di
vita, e formare cioè rendere abili ad usare gli strumenti della
vita.
Insegnamento e apprendimento. “Educativo” inoltre, ci ricorda che
l’azione pedagogica è un mixer sapiente del ruolo di chi educa e di
chi trasforma se stesso. La pratica pedagogica più adatta è quella
che si costruisce sull’apprendimento ovvero: le motivazioni, la
decisione, la rete dei concetti, la sperimentazione e
trasformazione, la sistemazione interiore.
Integrazione tra messaggio e struttura della persona. In buona
sostanza educare significa sempre organizzare la proposta di
crescita come qualcosa da offrire all’insieme e all’interno della
persona che è fatta di tanti dinamismi e regole (motivazione, campo
percettivo, compiti evolutivi) e campo valoriale, nella logica del
progetto di vita (cioè visione e orientamento di sé).
La animazione come modello di apprendimento e di comunicazione
educativa. Molti vedono moto utile questo stile pedagogico perché
rende soggetto (autore, veicolo) dell’apprendimento la persona,
l’insieme delle sue risorse e quindi la sua libertà.
La comunità di pratica luogo ideale. Educare inoltre mette in chiaro
che il luogo ideale della crescita è una comunità in cui soggetti e
agenti e agenzie sono in interazione.
I PASSAGGI EDUCATIVI DELLA EDUCAZIONE CRISTIANA
L’ingresso del tema “educativo” ci aiuta a riconsiderare le finalità
della catechesi all’interno di tutto il processo pedagogico. Avremo
così una catechesi organizzata attorno e come risposta ai compiti
evolutivi della persona. Una catechesi che può raggiungere lo scopo
di:
Socializzare
ovvero trasmettere la religione cristiana e i suoi
racconti ispiratori. Questo è necessario all’inizio di ogni percorso
e in modo particolare nella età infantile.
Evangelizzare
indica l’azione con cui si inizia a costruire un
personale progetto di vita avendo il vangelo di Gesù come principio
guida. Nel caso dei ragazzi (11-5 anni) significa dare risposte
cristiane ai bisogni di crescita e di autonomia propri del cambio
pre-adolescenziale.
Iniziare
ovvero accompagnare la Iniziazione cristiana in una età in
cui le scelte possono essere personalizzate (15-18) per cui è bene
concluderla non prima della età adolescenziale attraverso una
catechesi di ingresso progressivo nella comunità, la sua missione,
sperimentando in concreto la vita cristiana. infondo con i ragazzi
“iniziare” significa far fare esperienza in vista di una libera
scelta (=mistagogia). Per iniziare, inoltre, è importante il
processo di inculturazione cioè di appropriazione del messaggio
secondo l’insieme della propria vita.
Formare
cioè il compito attraverso cui la catechesi aiuta il
concreto esercizio della vita cristiana. Essa giustamente si
descrive in termini di competenze: la “comprensione” vita della
Bibbia; la vita di fraternità; il proprio posto e vocazione nella
comunità; la capacità di servizio e testimonianza del regno; lo
sviluppo della spiritualità e vita liturgica personale e
comunitario. Questo spiega bene perché la IC non può avvenire se non
come mistagogia e in età adatta.
UN PROGETTO PARROCCHIALE
Tutto questo sta portando alla necessità di rivedere la
organizzazione della “offerta formativa parrocchiale”, cioè dei
tempi della catechesi.
Integrare ES e Lettera 1988. Oltre i modelli in atto (Dottrina,
Scuola di catechismo, Catechesi per i sacramenti, catecumenato)
nella prospettiva di integrare gli ultimi due modelli: rispetto
delle età spirituali, secondo le età evolutive, rispetto dei compiti
educativi. Una esemplificazione. Nel volume indicato propongo una
organizzazione della IC dei ragazzi in 4 fasi; dalla nascita alla
giovinezza, proprio secondo le dimensioni dell’educare. Un tempo
della socializzazione (familiare e parrocchiale), della
evangelizzazione della vita dei ragazzi, della iniziazione e
inculturazione della fede.
PRATICA CATECHISTICA EDUCATIVA
ripensare educativamente la catechesi, infine, ci chiede di rivedere
ancora il modo concreto di fare catechesi. Un rinnovamento, una
comunicazione e ricerca di fede, che possiamo descrivere in almeno 4
dimensioni. Una catechesi centrata sui dinamismi di crescita della
persona tiene sempre in conto:
L’obiettivo autoconsapevolezza
per favorire e attivare la libertà di
scelta attraverso la conoscenza di se stessi. I passaggi della
ricerca di senso
che sono la comprensione dei propri schemi mentali,
quelli della cultura, verificando gli esiti o successo della vita.
L’inculturazione
cioè la attenzione ad aiutare le persone a inserire
il vangelo nelle esperienze di vita e linguaggi positivi della
cultura. L’interiorizzazione
in modo che, attraverso la
spiritualità, la liturgia e la mistagogia, la posposta cristiana
diventi principio ispiratore delle scelte quotidiane.
Il metodo della animazione culturale
in modo che oltre il trasmettere ci sia la ricerca e la
sperimentazione della vita cristiana.
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