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orientamenti   Presentazioni del documento Cei "Educare alla vita buona"

  • L’educativo nella catechesi. Riflessione sulle prospettive riaperte dal documento sugli orientamenti pastorali “educare alla vita buona del Vangelo”\ 2011, 28 gennaio

la domenica
per la preparazione personale e di gruppo

Le Domeniche per Annum 6\7 ci presentano quella parte del discorso della Montangna chiamata Antitesi. La “struttura letteraria” delle 6 antitesi è chiara. Si riprende una affermazione...
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I nostri ragazzi e la fede.  L'iniziazione cristiana in prospettiva educativa

La domanda a cui dare risposta nella riorganizzazione dell’iniziazione cristiana dei ragazzi è “perché la catechesi non incide nella vita?”. 

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"Educare in famiglia, educare nella Chiesa. Quale dialogo possibile?"
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educazione e pastorale. secondo intervento al clero di Benvento\2
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orientamenti   Catechesi: passione educativa! 

IN SINTESI
Nella linea dei nuovi Orientamenti dei vescovi per la pastorale del prossimo decennio, la diocesi è invitata a continuare nel ripensamento della catechesi nella prospettiva educativa, facendo interagire persona, libertà e messaggio, avendo come orizzonte una offerta formativa centrata sulla formazione-abilitazione alla vita cristiana.

IL GIÀ FATTO
In questi anni il rinnovamento della catechesi ha insistito su alcuni cambiamenti e trasformazioni davvero necessari. Ricordiamoli:

Una catechesi permanente. Che accompagni tutte le età e le situazioni delle persone, per aiutare la crescita e maturità della fede in modo da acquistare la “sapienza cristiana” di vedere la vita; con il primato della catechesi degli adulti.

Una catechesi evangelizzante. Che rimetta al centro l’annuncio “provocante” del regno, la fede di Gesù di Nazaret, narrata nella Bibbia, con cui “evangelizzare”, dare senso e orientamento, alla vita.
Una catechesi nella e per la comunità. Che nasce dalla tradizione vivente di una chiesa locale e introduce a condividere la sua missione. Attraverso una azione integrata e integrale; coinvolgendo tutti i soggetti: ministeri e carismi. In modo particolare i giovani e gli adulti.

Una catechesi nella realtà del destinatario. Attenta alle età della crescita, alle sue possibilità di comprensione, ai suoi interessi e compiti vitali; attraverso una continua “correlazione” tra Vangelo e Vita.
Una catechesi attiva e coinvolgente. Che si realizza nello stile della ricerca comune, utilizzando i linguaggi e gli strumenti della comunicazione contemporanea, dentro luoghi di vera crescita nella fede.

L’INGRESSO DELLA PROSPETTIVA CATECUMENALE
In modo particolare in questo decennio passato abbiamo riconsiderato il principio iniziatico. Già a partire dal 1988 e poi nel 1991 soprattutto la catechesi dei ragazzi si è arricchita della prospettiva catecumenale.

Questo significa tenere presente non solo le età psico-sociali, ma anche i passaggi spirituali: la evangelizzazione, la formazione catecumenale, la celebrazione e la mistagogia. Ma quando riferiamo la iniziazione cristiana ai ragazzi occorre un ripensamento educativo: occorre tener presente i tempi della crescita e della libertà per evitare che sia sono una imposizione!

PENSARE EDUCATIVAMENTE: I NUOVI ORIENTAMENTI
Un nuovo invito. Gli Orientamenti pastorali del decennio che i Vescovi hanno elaborato ci avvertono che tutto questo non basta perché la situazione dei “processi formativi” in Italia non è favorevole alle scelte di vita centrate sui valori. Il seme del Vangelo cade su terreni non adatti. Occorre quindi ripensare l’evangelizzazione in termini educativi cioè – dice il testo – in modo relazionale, propositivo e trasmettitivo, coinvolgente, globale, integrato.

Significati dentro le parole. L’ingresso del tema “educazione” ci aiuta a riconsiderare nella pedagogia il triplice compito del trasmettere o socializzare, dell’educare o favorire personalizzazione e inculturazione dei valori in un progetto di vita, e formare cioè rendere abili ad usare gli strumenti della vita.

Insegnamento e apprendimento. “Educativo” inoltre, ci ricorda che l’azione pedagogica è un mixer sapiente del ruolo di chi educa e di chi trasforma se stesso. La pratica pedagogica più adatta è quella che si costruisce sull’apprendimento ovvero: le motivazioni, la decisione, la rete dei concetti, la sperimentazione e trasformazione, la sistemazione interiore.

Integrazione tra messaggio e struttura della persona. In buona sostanza educare significa sempre organizzare la proposta di crescita come qualcosa da offrire all’insieme e all’interno della persona che è fatta di tanti dinamismi e regole (motivazione, campo percettivo, compiti evolutivi) e campo valoriale, nella logica del progetto di vita (cioè visione e orientamento di sé).

La animazione come modello di apprendimento e di comunicazione educativa. Molti vedono moto utile questo stile pedagogico perché rende soggetto (autore, veicolo) dell’apprendimento la persona, l’insieme delle sue risorse e quindi la sua libertà.
La comunità di pratica luogo ideale. Educare inoltre mette in chiaro che il luogo ideale della crescita è una comunità in cui soggetti e agenti e agenzie sono in interazione.

I PASSAGGI EDUCATIVI DELLA EDUCAZIONE CRISTIANA
L’ingresso del tema “educativo” ci aiuta a riconsiderare le finalità della catechesi all’interno di tutto il processo pedagogico. Avremo così una catechesi organizzata attorno e come risposta ai compiti evolutivi della persona. Una catechesi che può raggiungere lo scopo di:

Socializzare ovvero trasmettere la religione cristiana e i suoi racconti ispiratori. Questo è necessario all’inizio di ogni percorso e in modo particolare nella età infantile.
Evangelizzare indica l’azione con cui si inizia a costruire un personale progetto di vita avendo il vangelo di Gesù come principio guida. Nel caso dei ragazzi (11-5 anni) significa dare risposte cristiane ai bisogni di crescita e di autonomia propri del cambio pre-adolescenziale.

Iniziare ovvero accompagnare la Iniziazione cristiana in una età in cui le scelte possono essere personalizzate (15-18) per cui è bene concluderla non prima della età adolescenziale attraverso una catechesi di ingresso progressivo nella comunità, la sua missione, sperimentando in concreto la vita cristiana. infondo con i ragazzi “iniziare” significa far fare esperienza in vista di una libera scelta (=mistagogia). Per iniziare, inoltre, è importante il processo di inculturazione cioè di appropriazione del messaggio secondo l’insieme della propria vita.

Formare cioè il compito attraverso cui la catechesi aiuta il concreto esercizio della vita cristiana. Essa giustamente si descrive in termini di competenze: la “comprensione” vita della Bibbia; la vita di fraternità; il proprio posto e vocazione nella comunità; la capacità di servizio e testimonianza del regno; lo sviluppo della spiritualità e vita liturgica personale e comunitario. Questo spiega bene perché la IC non può avvenire se non come mistagogia e in età adatta.

UN PROGETTO PARROCCHIALE
Tutto questo sta portando alla necessità di rivedere la organizzazione della “offerta formativa parrocchiale”, cioè dei tempi della catechesi.

Integrare ES e Lettera 1988. Oltre i modelli in atto (Dottrina, Scuola di catechismo, Catechesi per i sacramenti, catecumenato) nella prospettiva di integrare gli ultimi due modelli: rispetto delle età spirituali, secondo le età evolutive, rispetto dei compiti educativi. Una esemplificazione. Nel volume indicato propongo una organizzazione della IC dei ragazzi in 4 fasi; dalla nascita alla giovinezza, proprio secondo le dimensioni dell’educare. Un tempo della socializzazione (familiare e parrocchiale), della evangelizzazione della vita dei ragazzi, della iniziazione e inculturazione della fede.

PRATICA CATECHISTICA EDUCATIVA
ripensare educativamente la catechesi, infine, ci chiede di rivedere ancora il modo concreto di fare catechesi. Un rinnovamento, una comunicazione e ricerca di fede, che possiamo descrivere in almeno 4 dimensioni. Una catechesi centrata sui dinamismi di crescita della persona tiene sempre in conto:

L’obiettivo
autoconsapevolezza per favorire e attivare la libertà di scelta attraverso la conoscenza di se stessi. I passaggi della ricerca di senso che sono la comprensione dei propri schemi mentali, quelli della cultura, verificando gli esiti o successo della vita.
L’
inculturazione cioè la attenzione ad aiutare le persone a inserire il vangelo nelle esperienze di vita e linguaggi positivi della cultura. L’interiorizzazione in modo che, attraverso la spiritualità, la liturgia e la mistagogia, la posposta cristiana diventi principio ispiratore delle scelte quotidiane.
Il metodo della
animazione culturale in modo che oltre il trasmettere ci sia la ricerca e la sperimentazione della vita cristiana.

 

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