La mediazione educativa della pastorale.

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una catechesi educativa. chiarimento previo

ORIENTAMENTI\ Una catechesi educativa. Chiarimento previo

2011\ 5 MARZO

Tenendo ancora presente l’opportunità che Orientamenti ci offrono di un recupero organico della istanza educativa, va tuttavia tenuto presente un equivoco constante che si  può ingenerare nella lettura frettolosa del testo. Esso riguarda una corretta identificazioni dei passaggi che compongono la pratica (e natura epistemologica) della complessa realtà che chiamiamo “pedagogia”.

1. le dimensioni proprie dell’educare.

- la preoccupazione nasce dalla riduzione operata da La sfida educativa” che non assume la ricchezza della riflessione contemporanea sul processo educativo centrato sul destinatario, quanto propone un pensiero teso a rafforzare il dispositivo di trasmissione della cultura da una generazione all’altra (come che si deduce dalla definizione di educazione del c. I “Per un’idea di educazione”).

- si tratta si sottolineare che la “questione educativa” amplia le finalità di ogni processo educativo. Una parte del compito pedagogico è infatti assicurare la trasmissione culturale tra le generazioni. Una parte significativa, tuttavia, consiste nell’accompagnare la presa di distanza delle nuove generazioni da tale trasmissione in vista di una personale assimilazione e rielaborazione-personalizzazione del proprio progetto di identità e di vita. L’equilibrio tra queste due istanze è sempre instabile. Ma ci può essere personalizzazione senza una “appropriazione” profonda e inculturazione adeguata? A questo si deve collegare l’istanza pedagogia della formazione intesa come abilitazione a vivere le competenze della vita quotidiana.

 - se socializzazione-educazione-formazione costituiscono l’insieme dei compiti propri di un adeguato processo pedagogico questo vale anche per la educazione cristiana[1]. Questa impostazione non è in contraddizione ne con GE 4 e neppure con la Prefazione del Rica. Ma non cade nell’equivoco di intendere il processo educativo solo nella prospettiva della deduzione sacramentale.

2. Ripensamento coraggioso dell’itinerario per la vita cristiana.

Può invece aiutare una riflessione più adeguata del concetto di itinerario per la vita cristiana[2]  cioè della individuazione delle tappe attraverso cui si cresce nella risposta di fede. È indubbio infatti che occorre andare oltre la organizzazione della catechesi come delineata dal primo post-concilio. Si deve collegare meglio la proposta psico-sociale con quella della teologia spirituale e dei gradi di introduzione al mistero cristiano. Un IVC che tenga presente la scelta di mantenere la IC in età prevalentemente pre-adolescenziale, potrebbe essere delineato in questo modo

- Come per ogni progetto pedagogico il primo compito\obiettivo di riguarda la socializzazione e inculturazione (in senso sociale) della cultura attraverso un percorso di trasmissione della stessa (1).

- segue il compito  pastorale della evangelizzazione (2) che non è equivalente allo stadio iniziale perché avviene in una età in cui ancora non si esprime compiutamente la capacità di orientamento e di decisione. Un vero processo di evangelizzazione nel nostro contesto culturale non può avvenire prima dell’inizio della pre-adolescenza (o della stessa adolescenza).

- A questo segue il compito di sostegno alla elaborazione di un personale progetto di vita che interiorizzi (a) e personalizzi (b) i valori della comunità (3). È questo il momento in cui collocare la iniziazione cristiana che, per i ragazzi, non può essere vissuta prima della tarda adolescenza.

- Trasversale si pone il terzo compito di abilitazione e formazione teso a sviluppare nelle NG le competenze adatte a vivere la fede cristiana nel proprio contesto culturale (4).

3. Trasmettere o inculturare?

Inoltre la riflessione deve affrontare anche la questione se  nella società attuale stia avvenendo una irreversibile perdita della memoria culturale (anche religiosa e cristiana) tale da centrare il compito pedagogico sul mantenimento della trasmissione o se ci troviamo in una normale fase di evoluzione culturale delle nuove generazioni tesa ad elaborare, anche se in modo frammentato e contraddittorio, una nuova rielaborazione dei valori e una nuova personalizzazione degli stessi. Per altri versi si applica qui, per la comunità cristiana, questa istanza di inculturazione ed evangelizzazione della fede che è il vero problema della nuova evangelizzazione[3].

Dal mio punto di vista la strategia pedagogia da seguire è quella di “accompagnare” il nuovo con il coraggio di discernere le nuove forme di cristianesimo che nascono e da cui derivare le indicazioni per “nuove finalità educative”. Certamente ne deriva una pedagogia di ricerca e di discernimento più che di sola trasmissione e convincimento.


[1] Ho recentemente riproposto questa linea interpretativa in I nostri ragazzi e la fede. L'iniziazione cristiana in prospettiva educativa, Cittadella editrice, Assisi  2010, con lo scopo di ripensare in questa prospettiva l’itinerario di Iniziazione Cristiana dei Ragazzi.

[2] Sarebbe davvero opportuno un rilancio, più che degli strumenti, di un testo come Ufficio Catechistico Nazionale , Itinerario per la vita cristiana. Linee e contenuti del progetto catechistico italiano, Elledici, Torino  1985.

[3] Su questi punto si dovrà riflettere sul “doppio binario” che sembra seguire il magistero. Da una parte l’esclusione della inculturazione come via maestra per la NE in Europa (Benedetto XVI , Lettera Motu Proprio Ubicumque et Semper per la istituzione del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, 2010, 21 settembre;  cf. su questo il mio Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione in http://aespblog.wordpress.com) e le recenti riflessioni del Papa pubblicate in Luce del Mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi. Una conversazione con Peter Seewald, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano  2010, p. 192.


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