coppia & famiglia

LA FAMIGLIA: SOGGETTO DI CATECHESI

Mons. Renzo Bonetti, 
Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale Familiare della CEI

 

Saluto tutti i partecipanti ed un grazie al Vescovo e alla Chiesa locale che ha scelto, nel piano pastorale, di porre la famiglia al centro della pastorale, per dare ad essa l’aspetto centrale così come da anni il Papa e i Vescovi dicono nei vari documenti.
Sono però ancora poche le Chiese che scommettono su questa realtà, cioè che la famiglia è "soggetto" pastorale; da una pastorale per la famiglia ad una pastorale con la famiglia (DPF), cioè riconoscere che la famiglia ha una soggettività pastorale che vi è data non dalla drammaticità dei tempi che stiamo vivendo, quanto piuttosto dalla natura creaturale e sacramentale che il Signore le ha dato.
Noi non possiamo prescindere dalla famiglia se vogliamo costruire una società civile, se vogliamo costruire la Chiesa, né possiamo dare per scontato la famiglia come la coppia maschio e femmina che si uniscono in modo stabile e fedele e generano figli.
Oggi la famiglia, nella sua dimensione naturale ed ancor più sacramentale, va guadagnata, conquistata.
Neanche quelli che vivono da 25/30 anni il Sacramento del Matrimonio possono dare per scontata la famiglia, perché finiscono per vivere una dimensione di tale sacramento che non ha niente da proporre alle nuove generazioni.
Oggi ci sono degli sposati da 30/40 anni che vanno sbandierando la loro indissolubilità, ma il loro matrimonio puzza di stantìo, di vecchio, e i figli non vogliono ripetere la loro esperienza: ciò significa che quel sacramento non è stato vissuto, perché il sacramento non è dato per opprimere l’unità ma per far vivere questa unità, maschio e femmina, a tal punto da esprimere la bellezza di Dio e non di qualche pubblicità; la bellezza di Dio esprime l’unità maschile e femminile.
Allora riprendere il discorso della famiglia vuol dire toccare tutti i tasti del vissuto ecclesiale, dal Battesimo all’Unzione degli infermi.
Perché è stato messo il sostantivo "soggetto" in questo discorso?
Perché è indispensabile riscoprire la natura sacramentale del matrimonio e dobbiamo riconoscere che tale dimensione non è ancora colta pienamente.
Spesso ci si chiede: è più importante il Sacramento del Sacerdozio o quello del Matrimonio?
Qualcuno risponde: quello del Sacerdozio.
No! Sono tutti e due uguali.
Così come non si può fare una comunità parrocchiale senza sacerdoti, non si può fare una Chiesa senza sposi nati dal Sacramento del Matrimonio.
Pregate per le vocazioni sacerdotali? Sì!
E per le vocazioni al matrimonio o per quelle alla santità? No!
Quando si parla di santità, si pensa subito alle suore o ai preti, a coloro che hanno fatto un lungo cammino per prepararsi alla grande dignità di consacrati.
Quando si organizzano gli incontri prematrimoniali, in genere 8/10 incontri, nessuno ha il coraggio di presentare il Sacramento del Matrimonio come chiamata alla santità, perché abbiamo finito di omologare il discorso del matrimonio sacramento come una qualche cosa di naturale, che è già bello in sé: "Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò" (Cf. Gen 1, 27).
C’è un salto forte, una consacrazione, un passaggio fondamentale ( i Vescovi italiani lo dicono chiaramente nel documento della celebrazione del matrimonio): questa realtà è assunta nel disegno salvifico di Dio e fatta diventare la ripresentazione di quel legame che unisce il Verbo di Dio all’uomo, Cristo capo della sua Chiesa.
Osservando l’icona di Cristo sposo della Chiesa, al centro del quadro c’è Cristo Re, Cristo sposo, con tutta la solennità: il colore rosso indica la divinità, l’azzurro evidenzia l’umanità, sotto il Cristo benedicente con il segno dell’anello sponsale c’è la sposa con l’abito rosso, cioè la Chiesa in atteggiamento costante di abbracciare e di esprimere questa sponsalità.
Con il Sacramento del Matrimonio, ogni sposato partecipa di quel soffio di Spirito Santo per il quale Cristo è perennemente proteso e ha unito a sé la Chiesa con il suo popolo; questa Chiesa cerca continuamente di vivere la dimensione sponsale in pienezza.
Chi è sposato, è assorbito dentro questo legame che unisce Cristo alla Chiesa ed è chiamato a riproporre, nel proprio vissuto di coppia, questa dimensione sacramentale.
Di fronte ad un presbitero si dice "Sia lodato Gesù Cristo" per ricordare l’altissima dignità che c’è dietro ad ogni presbitero, perché esprime Cristo pastore.
Quanti di noi hanno capito che in ogni Sacramento del Matrimonio è presente Cristo nell’atto di amare costantemente la sua Chiesa, al punto da poter dire "Sia lodato Gesù Cristo sposo"?
Quanta devozione abbiamo, noi preti, per il Sacramento del Matrimonio?
E’ riuscire a riprendere la dimensione di coppia e collocarla in quel disegno salvifico che Dio ha voluto chiedere per la salvezza.
E’ indispensabile soffermarsi su ciò che i Vescovi italiani dicono: il patto coniugale è segno e strumento dell’azione del Salvatore; cioè questa unione coniugale è presenza, è testimonianza della grazia del Salvatore che purifica, rinnova ed eleva quella realtà umana che è la coppia.
E’ in questa realtà che va colta la presenza di Cristo che opera, ama, salva, purifica, al punto che si sappia che la Chiesa si costruisce su questi due Sacramenti sociali: l’Ordine ed il Matrimonio.
L’un e l’altro specificano la comune e fondamentale vocazione battesimale, l’un e l’altro hanno una diretta finalità di costruzione e di dilatazione del popolo di Dio.
Con parole più semplici possiamo affermare che non è possibile costruire il regno di Dio senza il matrimonio sacramento.
Il motivo per cui il Signore si è inventato che questa realtà di coppia diventasse Sacramento, è lo stesso per cui si è inventato che l’Ostia diventasse il suo corpo.
Il motivo per cui il Signore si è inventato il Sacramento del Sacerdozio, è lo stesso per cui si è inventato il Sacramento del Matrimonio.
Mi preme sottolineare fortemente la dignità sacramentale, la grandezza di Cristo, quando parlando degli sposi diciamo "consacrati nello Spirito", e del matrimonio "consacrazione nello Spirito".
L’unione tra un uomo ed una donna nel Sacramento del Matrimonio è la stessa che esiste tra Cristo e la Chiesa.
Si è insieme per costruire il regno di Dio nella realtà umana e, nell’azione dello Spirito, la dimensione umana diventa spirituale, rendendo i coniugi una cosa sola.
Chi si sposa in Cristo è sposo nello Spirito: è lo Spirito che fa muovere il Padre ed il Figlio, che ha fatto incarnare il Verbo nel seno di Maria, che fa di questi "due" una sola carne.
E’ nell’azione dello Spirito che quella dimensione umana diventa una carne.
Ma nella misura in cui essa riscopre questa dignità sacramentale, a quel punto scopre anche la missionarietà particolare.
Il documento "Comunione e Comunità nella Chiesa domestica", posto in appendice al documento " Comunione e Comunità", parla dello Spirito Santo nel matrimonio.
Dalla grazia dello Spirito Santo, l’amore tra l’uomo e la donna viene assunto e trasfigurato dal Signore in immagine viva della comunione perfettissima che lega tra loro Cristo capo e la Chiesa suo corpo: in tal modo la coppia e la famiglia cristiana sono
partecipi dell’amore di Cristo per la Chiesa.
Nello stesso tempo, la Chiesa chiama la famiglia cristiana a prendere parte viva, come soggetto attivo e responsabile, alla propria missione di salvezza.
Per questo, la coppia e la famiglia cristiana si possono definire "comunità salvata che salva", salvata e salvante (Cf. FC).
Famiglia e coppia producono il DNA della salvezza, comunicano salvezza.
La catechesi della famiglia deve sviluppare la spiritualità del sacramento matrimoniale e deve aiutare a raggiungere la santità nella vita di tutti i giorni.
Il progetto che l’Arcidiocesi vuole sviluppare nei prossimi anni è molto significativo, perché tratta i tre aspetti della dimensione sacramentale e spirituale della famiglia.
Nella Familiaris Consortio la famiglia cristiana è chiamata a prendere parte viva e responsabile della Chiesa in modo proprio ed originale.
Se l’uomo e la donna sono fatti in modo da convergere verso l’unità, l’azione pastorale come sarà?
Su due binari distaccati?
La nuova azione pastorale ha un modo proprio ed originale, innanzitutto come nuova età di comunione e poi come nuova età che è tipica del vissuto di coppia.
La prima dimensione è quella di comunione, l’altra è quella che va ad attingere proprio dal vissuto di coppia: nasce così una ministerialità specifica che è una ministerialità di comunione, una ministerialità di vita (Cf. FC).
La partecipazione della famiglia cristiana alla missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo nella sua Chiesa, comporta una missionarietà sul ruolo della vita: l’amore e la vita costituiscono il nucleo della missione.
La coppia di sposati partecipa della vita di Cristo perché, nel suo nome, è stata battezzata e identificata a Gesù come sacerdote, re e profeta che il Sacramento del Matrimonio non può cancellare: da sposati c’è una partecipazione alla vita sacerdotale, profetica e regale.
La dimensione profetica è nell’annuncio, quella sacerdotale è nel dialogo della coppia con Dio, quella regale è nell’essere ultimi per servire gli altri.
Anche gli sposati, dunque, partecipano a questa triplice dimensione profetica, sacerdotale e regale.
L’amore ha fondato questa dimensione: famiglia e catechesi, famiglia e annuncio, famiglia e profezia.
La missione profetica è goduta, vissuta, dotata di grazia, sempre nella dimensione e nella modalità propria di coppia.
E’ a partire da questa modalità, "essere due in una sola carne", che va annunciato il Vangelo: infatti, è nel tessuto tipico di coppia che va annunciato il Vangelo.
Gli sposi sono soggetti di catechesi, soggetti di evangelizzazione, sono in se stessi innanzitutto parola (la carne); se i due vivono la reciprocità di coppia, sono una parola detta 24 ore su 24: Amore (Dio è Amore).
Essi sono chiamati da Dio ad esprimere nel loro vissuto di coppia l’essere amore.
Quindi la parola coincide con il vissuto, la parola è spiegata con la vita e la vita spiegata è con la parola: gli sposi sono, in se stessi, questa parola "Amore" annunciata e testimoniata.
Gli sposi sono generatori di vita completa.
Noi pensiamo abitualmente ai genitori come coloro che generano la vita fisica, preoccupandosi poco della vita spirituale quasi che la generazione non sia un atto completo, cioè un atto che riguarda solo la dimensione fisica. No!
Sono genitori del tutto, generano in pienezza la vita; certo la dimensione fisica la generano con il corpo, quella spirituale con la loro vita spirituale e queste due dimensioni vanno fatte coincidere al punto che un genitore è educatore di chi ha generato.
C’è una caratteristica educativa che non può essere sostituita.
La famiglia genera completamente e, in virtù del sacramento ricevuto, ha la dignità e la grazia di educare.
Per generare un bambino ci vogliono 9 mesi di gestazione, per generare un "uomo" occorrono 18 anni di gestazione; quest’ultima, contrariamente alla prima che si svolge nel grembo materno attraverso uno scambio fisico-chimico tra la madre ed il bambino grazie al cordone ombelicale, avviene attraverso il vissuto della coppia, cioè attraverso la sua vita psicologica e spirituale generata dall’unità della coppia.
La mancanza di unità è privazione di vita piena del figlio, perché quel figlio rappresenta l’unità ed allora sa fare unità.
Si può obbligare un figlio a scegliere tra un padre ed una madre ?
Fra tante frustrazioni, non solo il divorzio ma anche la vita difficile, è andare contro la natura fisiologica del bambino, è violentare la sua psiche, perché è l’unità che ha generato e l’unità crea.
In questo vissuto, in questo ambiente spirituale della coppia, si scandiscono i vari aspetti dell’educazione: dall’educazione della persona nei suoi valori all’educazione dei valori non solo alla morale, perché la morale è conseguenza dell’aver scoperto i valori.
Gli sposi sono catechisti nella vita familiare con una dimensione di catechesi della quale i catechisti non possono fare a meno: il fatto che il bambino colga la presenza di Dio quando vede che i genitori, con il loro stare insieme, con il loro vissuto normale, fanno riferimento ad una Presenza, ad una Parola; quando vede che il papà e la mamma parlano con un Altro che non c’è, quando ha la consapevolezza che papà e mamma hanno una Presenza amante e paterna, quando comincia a scoprire che hanno una paternità ancora più grande al di là di papà e mamma.
Non si può fare catechismo senza contatto con i genitori, se quello che viene dato durante il catechismo non viene vissuto e confermato a casa: il catechismo viene svilito, ridicolizzato; si crea nel bambino una confusione, non solo in questo vissuto familiare.
La catechesi del vissuto familiare insegna l’ABC della vera fede, quella che interseca costantemente la vita.
L’armonia in casa, il mangiare, il bere, il dolore, l’amore, l’ospitalità, non hanno più il segno della Presenza se non hanno la connotazione di quella dimensione che fa vivere in pienezza l’umanità.
Il matrimonio è il modo di esaltare il Divino che si è incarnato, lo Spirito che dà pienezza all’umanità e le apre le porte del cielo: non saremo degli uomini vivi solo dopo la vita, cominciamo qui la pienezza della vita; quindi il matrimonio e la vocazione sacerdotale devono esprimersi attraverso un umano concreto e vissuto in pienezza.
Non faremo mai più réclame del matrimonio nell’aspetto sacramentale se i coniugi cristiani, nel loro vissuto, non mostreranno un Vangelo capace di dare pienezza umana.
Questa è la sfida oggi: la gente si commuove davanti ad una coppia che vive in pienezza la propria dimensione, quella Parola che ha saputo realmente farsi carne; con questa capacità di far compenetrare il divino e l’umano dentro il vissuto, gli sposi possono essere chiamati ad essere catechisti del sacramento.
I genitori non fanno i catechisti per concessione dei presbiteri ma, in virtù del loro Sacramento del Matrimonio, sono chiamati a fare dei loro figli dei figli di Dio.
I genitori, essendo catechisti nella vita familiare, non possono sottrarsi dall’aiutare i figli a crescere nella fede attraverso le tappe del Battesimo che inserisce il bambino nella comunità, della Cresima che assegna un posto nella Chiesa, dell’Eucarestia che testimonia l’alleanza d’amore tra Dio e la Chiesa.
Gli sposi diventano catechisti per sacramento.
Tutti i battezzati devono insegnare nella Chiesa, la quale riconosce che c’è una grazia in chi è sposato.
Nella mia esperienza di parroco, quando scelsi di avere solo catechisti genitori che insegnavano nelle proprie zone di domicilio, con i gruppi di bambini divisi in base alla provenienza, inizialmente solo alcuni facevano catechismo ai figli ed ai ragazzi del quartiere; poi anche gli altri, a turno, cominciarono a fare catechismo, s’incontravano periodicamente per prepararsi la lezione.
In questo modo, dopo breve tempo si ebbero molte coppie catechiste.
Il tutto è servito soprattutto a lanciare un messaggio forte: nessun genitore può sottrarsi al fatto di aiutare il figlio a crescere nella fede.
I genitori catechisti esprimono anche quella grazia che hanno ricevuto, perché vengono a portare la dimensione di comunione nella catechesi e perché già la vivono.
All’interno della comunità occorre coinvolgere i fidanzati per i quali l’annuncio di fede e la catechesi non devono essere considerati come una preparazione immediata al matrimonio, ma come un’occasione privilegiata per rievangelizzare e formare i battezzati giovani ed adulti.