logoCantieri della Pastorale.
Riflessioni che aiutano il discernimento 
pastorale e il futuro della Chiesa in Italia

inizioassociazionemappaadultiiniziazioneridire la fedeparrocchiacelebrarechiesaRomaritiriquerce MamrecamminiMargottiniscrvi all'aespricevere news

 
aesp - agenzia ecclesiale per lo sviluppo e la sperimentazione pastorale
articoli

"Educare in famiglia, educare nella Chiesa. Quale dialogo possibile?"
aesp
catechesi. passione educativa
catechesi.passione.educativa
da chi vogliamo essere cercati? e da chi vogliamo essere condotti?
educare alla vita buona del Vangelo. Lettura dei nuovi Orientamenti
educazione e pastorale. primo intervento al clero di Benvento
educazione e pastorale. secondo intervento al clero di Benvento\2
Educazione e pastorale. Un rapporto inquieto
il primo annuncio nei documenti dei vescovi
La mediazione educativa della pastorale
una catechesi educativa. chiarimento previo

Educazione e pastorale. Un rapporto inquieto

24 gennaio 2011
 
La relazione tra catechesi e educazione nel XX secolo nasce da diverse motivazioni.
Per una esigenzaculturale in quanto gli stati moderni non accettano un insegnamento del catechismo scolastico che non si adegui aglistandardspedagogici del tempo.
Da una esigenzamissionaria che constata la crescente difficoltà dei ragazzi a prestare attenzione all’insegnamento religioso.
Infine da una motivazione più pastorale che riflette sulle possibilità di una vera interiorizzazione del messaggio e la crescita nella fede.

D’altra parte se da un lato da sempre catechesi e educazione si sono collegate, è anche vero che nel XX secolo tale rapporto è stato vissuto con una certa difficoltà dal magistero ma anche dagli operatori pastorali. I catecheti del congresso di Piacenza sono già consci di una rilettura pedagogica del catechismo, ma riusciranno a far accettare solo una distinzione dei ruoli tra la  teologia a cui spetta la definizione dei contenuti (Dottrina) e la pedagogia a cui spettano le strategie comunicative. L’esempio più evidente fu la “mediazione” realizzata da con Pavanelli e Vigna al Congresso di Brescia del 1912. Un modello che rimane ancora oggi la prospettiva più praticabile.

Chi tenterà di andare oltre verso una maggiore unità tra le due dimensioni, farà fatica ad essere accettato. Sia i metodi attivi della pedagogia catechistica francese, sia il cristocentrismo didattico del nostro G. Nosengo, subirono diverse e continue opposizioni. La più pesante riguardò J. Colomb che vide bocciato il suo progetto di riformulazione dell’itinerario catechistico a partire dal concetto di progressione psico-pedagogica dei catecumeni.

Come per tante altre opposizioni, fu il Concilio  a mediare posizioni più aperte.
Così CD 14 oltre a rinnovare le finalità della catechesi rinnova anche la pedagogia alla luce della situazione socio-culturale dei destinatari. Ai catechisti si chiede una formazione aperta alla pedagogia e sociologia. Per il concilio queste indicazioni non sono in contrasto con il modello catecumenale già presente nel medesimo paragrafo e più lungamente descritto in AG 14. Oggi noi siamo tornati invece a tale apparentecontrapposizione.

Nella linea post-conciliare Dcg del 1971 proponeva un itinerario organizzato secondo lo sviluppo psico-sociale dei destinatari. A distanza di anni accettiamo volentieri l’integrazione di Dgc del 1997 cheinquadra questa prospettiva in quella più ampia delle tappe teologiche e spirituali del cammino di fede ben descritte dal Rica (1978 – Oica 1972).

Tuttavia questo naturale collegamento venne “rallentato” dapreoccupazioni di natura ideologica già alla fine degli anni ’60. La dimensione antropologica della catechesi si dovette “trasformare” in catechesi esperienziale! Si accentuò inutilmente la difficoltà pastorale della gestione di tale impostazione fino a tracciare netti confini a vantaggio della ortodossia dei contenuti a cui si deve ispirare unaortoprassi pedagogica (?).

In Italia questa stagione prese il nome di “istanza veritativa” (già nei primi anni ’80). Si tentò quindi la via tortuosa del recupero dei “quattro pilastri della catechesi” che dovevano rimandare ad una pedagogia che aveva solo il compito di meglio “comunicarli”.

Il primato dell’oggettivo oggi è di nuovo messo in crisi e molti si ritrovano nella “rilevanza antropologica dell’educazione cristiana” lanciata dagli ambiti di Verona.
Fa tuttavia pensare che coloro che hanno lanciato il nuovo rapporto tra antropologia e evangelizzazione (fino a sottolineare la necessità di una “sfida educativa”) sono gli stessi che hanno dato vita alla stagione dell’ortodossia ad oltranza.

Non possiamo poi nasconderci che la tensione e polemica tra le due dimensioni (educazione pastorale) ha guidato tutto il decennio dedicato al ripensamento della Iniziazione Cristiana. Qualcuno riuscì ad imporre, senza vero dibattito, un modello pastorale realizzato a partire da una “deduzione pedagogica” del primato liturgico-sacramentale.

Fa dunque pensare il fatto che gli Orientamenti dei vescovi per i nuovo decennio motivino, fin dalla apertura del documento, la loro riflessione con le parole di Benedetto XVI “siamo di fronte a «una grande ‘emergenza educativa’, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita» (n. 12; cf. Benedetto XVI, Lettera del Santo Padre Benedetto XVI alla Diocesi e alla Città di Roma sul compito dell’Educazione, 2008, 21 gennaio).

Giudizio severo, ma giusto, che mi piace interpretare con il ricordo di un antico maestro che aveva visto, giustamente, nella dissociazione tra fede e vita, causata da un apprendimento formale del linguaggio religioso, il vero problema a cui dar risposta (Negri Gc., Considerazioni sul fenomeno della dissociazione tra sapere religioso e mentalità di vita, in Orientamenti Pedagogici, 1961,8, 269-297) ieri come oggi. In altre opere egli concludeva che non ci può essere altra strada per la realizzazione della integrazione fede e vita che la costruzione di un ponte tra messaggio e persona.

Non dobbiamo ripartire anche da qui per un ripensamento serio della pastorale catechistica e del compito di ogni comunità di farsi carico di educare la risposta di fede?

 

 

commenta   |   iscriviti alla mailing list