iniziazione cristiana ragazzi blog |
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Ripensare ancora la Iniziazione
Cristiana
Il ripensamento della pastorale nella
prospettiva educativa provoca anche una ulteriore riflessione sulla
iniziazione cristiana dei ragazzi? Credo di si! Nonostante le buone
intuizioni della Seconda Nota sulla Iniziazione (1999) e della Guida
al catecumenato dei ragazzi, alcune questioni rimangono aperte.
Quale modello di catecumenato è più adatto? La questione della età
della conclusione dell'itinerario è proprio indifferente? |
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Luciano Meddi [postato il 26\06\2010 Ci sono diversi motivi per leggere e approfondire la Nota dei Vescovi del triveneto a cento anni dal decreto «Quam Singulari» voluto da S. Pio X (1910): "La Prima Comunione all'età dell'uso della ragione". Il primo è di natura storica. Il testo mostra le ragioni, le motivazioni e le strategie per cui Pio X, il Papa dell'Eucaristia, ha dato approvazione ad un documento che ha molto inciso nella pratica pastorale di tutta la Chiesa del XX secolo. Le scelte racchiuse in Quam Singulari Christus amore dell'8 agosto 1910 sono da comprendere come elemento si una vasta "azione riformatrice" tendente a "custodire la fede del suo popolo" in un contesto di conflitti sociali tra Chiesa e cultura (politica degli stati) (n.1). Una strategia tesa a "favorire e difendere la vita cristiana" attraverso la formazione alla comunione con Cristo presente nell'eucaristia (n.2). Il secondo è legato alla riflessione in atto sul rapporto tra teologia e pedagogia in riferimento alla Iniziazione Cristiana dei ragazzi. Il documenti si riferisce a tale questione indirettamente, ma in vari passaggi. L'età della prima comunione. Seguendo il Lateranense IV (1215), riaffermato da Trento nella sua 13ª Sessione (1551-1552), l'età più adatta è quella della discrezione che nella pratica post-tridentina veniva collocata (ritardata) verso i 12-14 anni (n.3) e che il Papa ripropone ai 7 anni quasi come un "ritorno alle origini". Questa scelta comporta inevitabilmente una pedagogia di socializzazione o di introduzione alla "cultura religiosa" delle generazioni precedenti. Sopratutto comporta la scelta di lasciare alla mistagogia l'approfondimento (cioè la scelta, l'interiorizzazione e la integrazione vitale) della esperienza sacramentale (cfr. il complesso n. 10 "Il completamento dell’iniziazione cristiana"). L'apprendimento della vita cristiana. Un analogo problema di pedagogia religiosa si pone in riferimento al (giusto) ampliamento delle finalità che vengono poste nella formazione della vita cristiana. E' infatti la VC (nn. 2,5,-7.9) lo scopo principale della IC dei ragazzi. A tale proposito è significativo il riferimento che il documento fa al famoso n. 7 della nota Ucn del 1991. Il documento infatti riconosce che la VC non si raggiunge con una semplice conoscenza della dottrina ma che ha bisogno di fare sperimentare le diverse dimensioni e luoghi della esperienza cristiana. Si tratta quindi non solo di socializzare la VC ma di studiare le forme e i modi del suo apprendimento e questo non è possibile senza una riflessione sulle età e le condizioni psicosociali. In terzo luogo il documento è di aiuto a fare sintesi sulle conversioni pastorali necessarie. Spesso e in diverse occasioni il magistero ne offre una lista. Qui i vescovi del triveneto. citando i nn. 26-37 della Seconda Nota della Cei sulla IC dei ragazzi del 1999, si orientano verso una triplice scelta pastorale: non limitare il cammino di iniziazione cristiana ai soli incontri settimanali di catechesi, ma di far vivere ai ragazzi una vera esperienza di vita cristiana (n.7); la partecipazione attiva dei genitori (n. 8); la qualità del soggetto comunitario (a comunità cristiana: “grembo materno” dell’iniziazione cristiana, n. 9). Questa ridefinizione delle trasformazioni necessarie alla buona riuscita della IC dei ragazzi andrebbero studiate più attentamente nella loro completezza, priorizzazione e analisi dei contenuti. Da ultimo, in quarto luogo, la lettura di questo documento è importante per comprendere il futuro della organizzazione ecclesiale circa il rinnovo della IC dei ragazzi. Il documento è molto equilibrato. Cita la definizione di IC (iniziazione come introduzione alla vita cristiana) della Nota del 1991 ma anche alcuni aspetti della Seconda Nota del 1999. Ricorda l'ordine dei sacramenti ma non dedica una riflessione propria a questo tema. Riconosce il valore della idea complessiva di IC per comprendere l'insieme della formazione alla fede dei ragazzi ma insiste sulla necessità del "post" sacramentale che per pudore chiama "mistagogia". Lasciando così intendere non solo che questo è il problema ma soprattutto che da lì si deve partire per riorganizzare l'itinerario di IC dei ragazzi. Ma si può pensare di
ottenere l'obiettivo di una Iniziazione capace di far crescere l'adesione
alal vita cristiana senza porsi l'interrogativo dell'età più adatta a tale
finalità? |
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Cesare Bissoli [postato il 10\06\2010] I problemi che poni sono
veri, il rapporto tra libertà e offerta del sacramento credo vada sviluppato
progressivamente mentre cresce la coscienza della comunità sulla
indispensabilità ditale binomio. Chiaramente l’attuazione del binomio dovrà
essere una componente permanente, quasi un trascendentale, nel cammino di
formazione , badando bene di realizzare la presentazione in termini
corretti. Un elemento strutturale positivo sarebbe di sganciare
l’accoglienza del sacramento da momenti rigidamente fissati di tempo e di
luogo, come Derroite ed altri propongono e si va facendo in certi paesi… |
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Catecumenato
dei ragazzi e processi formativi. Il recupero del modello
catecumenale della pastorale per un rilancio missionario di tutto l'agire
ecclesiale è stato sicuramente una decisione positiva degli anni '90. Ma la Chiesa Italiana come quasi tutte
le chiese europee, non fece caso a quella indicazione che, provenendo da
AG 14 e 22, appariva come una questione solamente dei paesi di missione.
Anche il Documento Base non cita mai AG 14!
Sappiamo come nel c. V (Rito
dell'iniziazione cristiana dei fanciulli nell'età del catechismo) il
modello che è delineato per gli adulti viene proposto anche per i ragazzi
della scuola elementare. Questa scelta ha sicuramente delle motivazioni di
natura spirituale e teologica. Tuttavia questa
impostazione "deduttiva" della pastorale non dà ragione della complessità
del rapporto Natura-Grazia, Rivelazione- Storia, Fede-Cultura. Soprattutto
non tiene conto del contesto di "libertà" e "soggettività" dei processi
sociali e quindi anche religiosi. Ma può decollare una
Mistagogia se l'IC non è pensata in interazione profonda con i dinamismi propri
delle singole età? La questione del rapporto tra età spirituali ed età
psico-sociali non è facilmente eliminabile! Per essere più chiari. Non si tratta di negare l'importanza del recupero dei 4 tempi e fasi della IC in stile catecumenale. Si tratta di riflettere quando e come le 4 tappe della proposta cristiana vadano poste nell'arco della crescita delle nuove generazioni. Di questo tratta una nostra prossima riflessione. |
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