In Dialogo- Semestrale del Pontificio Seminario Regionale Pugliese Pio XI -Molfetta (Ba)

Parrocchia cosa dici di te stessa?

di don Pio Zuppa, docente ITP

 

 

La parrocchia è

“la chiesa posta in mezzo alle case degli uomini,

casa aperta a tutti e al servizio di tutti” [1]

 

“Parrocchia, cosa dici di te stessa?”: la domanda non è retorica ma investe alla radice l’attuale riflessione sulla parrocchia che in tempi recentissimi a detta di non pochi osservatori del fenomeno, sembra riprendersi una certa “rivincita”; come risulta da studi e indagini,[2] a fronte di un periodo precedente a questo e immediatamente postconciliare in cui appariva agli occhi dei più esausta e quasi in crisi.[3] La parrocchia torna, certo, ad essere tema e argomento di attualità. Del resto, come si sa, K. Rahner l’aveva definita rigorosamente come “l’attualità rappresentativa” della Chiesa, in un noto saggio del 1948 sulla parrocchia.[4] Ma – ecco la domanda più precisa che, in questo intervento, s’intende affrontare – a quali condizioni possiamo, in prospettiva di futuro, parlare in effetti – e a ragione - di “rivincita”, considerando proprio questa sua natura profonda, e rahnerianamente definibile, di “attualità rappresentativa”?

Anzitutto sul piano della coscienza/conoscenza. La parrocchia è chiamata a riscoprire se stessa come luogo di discernimento e di ascolto della prassi, là dove si trova. Ad apprendere la difficile ma quanto mai urgente arte del vedere e scrutare l’azione misteriosa della grazia che opera – anche - nella storia di oggi, meglio attraverso la concretezza e variegata fisionomia di quei contesti in cui le comunità cristiane si trovano a vivere, nella condivisione reale della “storia e geografia” dell’umanità. Questo primo campo di impegni e di competenze comprende la lettura “costruttiva” della realtà, più che una sua fredda fotocopia. Soprattutto si tratta di un compito che va appreso e praticato nella convinzione ricca di fede e di spiritualità – ecco la qualifica di responsabilità “kairologica” – che, proprio attraverso questi pezzi di storia/storie (meglio se al plurale), Dio ci parla ancora e continua a pensare come Chiesa nel tempo e nella storia di oggi a servizio del regno. Fare discernimento pastorale dentro e con la comunità parrocchiale – secondo questo modo costruttivo e narrativo di leggere la realtà in atto – implica sul piano procedurale un’attitudine pratica troppo spesso data per scontata o ingenuamente presupposta in tanti riunioni o assemblee ecclesiali/pastorali. Un’attitudine che riflette abilità (cioè esercitazioni, pratiche, supervisioni e non solo teorie, riflessioni, discussioni). Un’attitudine “formata” a saper cogliere, intravedere, discernere l’agire di Dio nel tempo, dentro le pieghe degli avvenimenti.

In secondo luogo a livello progettuale. Una seconda area di attenzioni per il rinnovamento/rivincita della parrocchia è possibile rinvenirla sul piano della progettualità. Le attuali comunità parrocchiali, difficilmente, ritorneranno a essere “chiesa posta in mezzo alle case” - non però nei termini della stabilitas bensì della peregrinatio, e dunque del movimento e della processualità, del cammino e del pellegrinaggio – se non si autocomprenderanno come luoghi permanenti della progettualità e della “vision”. Luoghi dove, cioè, si elabora nell’oggi il futuro di Dio. Luoghi dove non solo si offre l’opportunità della vicinanza di Dio attraverso i segni sacramentali della grazia ma si costruisce anche (e assieme alla “polis”) la realizzazione del regno. Alla base di una mentalità progettuale, di una cultura del progetto dentro l’azione di una concreta comunità, c’è sempre una presa di coscienza, con una riuscita e famosa metafora di mons. Bello, di un “risveglio dal sonno”. Di per sé non si tratta di un adempimento in più; è una mentalità, un modo nuovo di presidiare e governare i cambiamenti in atto. E’ vero si è presi tante volte dalle urgenze, dalla conduzione ordinaria della parrocchia, dalle tantissime richieste. E non c’è tempo per fermarsi e pensare a quello che sta avvenendo. Per cogliere le domande dentro tutto ciò che, resistentemente, si contrappone ai tanti sforzi messi in atto. Ma progettare significa anche perdere tempo… (per lo meno all’inizio). E soprattutto comporta, anche per seconda area di impegni, un’arte da apprendere. L’arte del governo e della conduzione comunitaria di una parrocchia.

Da ultimo: il compito comunicativo, o della comunicazione in azione. La parrocchia esiste come “mediazione” all’interno della prassi ecclesiale. Di per sé non è un assoluto. In quanto attualizzazione rappresentativa della chiesa locale, per certi versi, non è altro dalla stessa chiesa locale, di cui ne esprime l’estrema localizzazione, quella appunto “posta tra le case”. Ma quale la sua funzione, se e quando esiste come distinta dalla chiesa locale, quale il ruolo sul territorio che è chiamato a presiedere come comunità se non quello di fare da tramite, di essere in mezzo, di mediare? Perdere questa sua funzione comunicativa per una comunità parrocchiale significa anche perdere in qualche modo la propria ragion d’essere, il perché è lì, “tra” quella gente. Tutto questo esprime certamente la sua natura popolare, fatta cioè di popolo e non di élites. In primo luogo caratterizza in profondità la sua natura mediazionale e relazionale. “L’avvenire della parrocchia dipende anche dalla sua capacità di rivelarsi per i cristiani, giovani e meno giovani, una rete degna di interesse. Rete di persone di ogni condizione. Rete di parole scambiate, di servizi condivisi, di fede e di carità vissute, di mistero contemplato. Rete in cui i percorsi individuali si collegano ai percorsi comunitari, […]La parrocchia-rete (paroisse-réseau) apre le porte a tutti (ouvre ses portes au tout venant)”.[5] La comunità, è vero, “non si attua senza la comunione, ma il presupposto di quest’ultima è proprio la comunicazione”.[6]

Kairologia, progettualità, comunicazione: tre aspetti di un unico processo ecclesiale di rinnovamento, che non hanno altra mira se non quella di ridare, a livello di “mission”, nell’attuale azione pastorale delle Chiese locali, soggettività alla parrocchia.[7]

 

 

 

 



[1] CfL 27; cf anche SC 42 laddove si afferma che la parrocchia rappresenta in un certo modo (quodammodo) la chiesa visibile stabilita su tutta la terra.

[2] Cf. L. Bressan, La “rivincita” della parrocchia, in F. Garelli (a cura), Sfide per la Chiesa del nuovo secolo. Indagine sul clero in Italia, Il Mulino, Bologna 2003, 101-145 e Id., Chiesa di popolo o Chiesa di élite? Stili dell’azione pastorale, in ivi, 147-191. Rivela, infatti, Bressan che tre su quattro (e addirittura quasi quattro su cinque nel Nordest) dei preti italiani “sono convinti che la parrocchia come formula organizzativa, come proposta per la pastorale di base, sia ancora valida, magari con qualche leggero adeguamento” (ivi, 101). Di fronte di questo “consenso quasi plebiscitario” va tuttavia ricordato che, proprio in Italia, quando si dice “parrocchia” si è davanti a una pluri-difformità di “parrocchie”: a riguardo il sociologo L. Diotallevi ha fatto notare, in modo paradossale, proprio questa eterogeneità di modelli/visioni di comunità parrocchiali è tale da far pensare che la parrocchia italiana non eiste (cf. L’idea di parrocchia per gli italiani: cambiamenti, domande e opportunità, in “Quaderni della Segreteria della CEI” 6, 2002/24, 33-54). Per quanto riguarda la nostra rivista - che significativamente ne aveva già trattato attraverso un intero dossier nel n. 20 del 1996/2 (= “La parrocchia in Italia, comunità cristiana educante”, 343-445) – cf in particolare il recente contributo di  M. Semeraro, Parrocchia e territorio, in “Rivista di scienze religiose” 17, 2003, 241-258.

[3] Cf P. Scabini, Parrocchia, in Dizionario di pastorale giovanile, a cura di M. Midali e R. Tonelli, LDC, Leumann (To) 1990.

[4] Cf K. Rahner, Pacifiche considerazioni sul principio parrocchiale, in Id., Saggi sulla Chiesa, Paoline, Roma 21969, 337-394

[5] Assemblea dei Vescovi del Québec, Proporre la fede ai giovani oggi. Una forza per vivere [2000], LDC, Leumann (To) 2001, 41-42.

[6] Semeraro, Parrocchia, cit., 258, con riferimento a Giovanni Paolo II, Discorso al IV Congresso Nazionale ACEC [24.V.1984], n. 2.

[7] Per altri riferimenti, cf. P. Zuppa, Edificare la chiesa. Una traccia, in “Rivista di scienze religiose” 15, 2001, 67-87, qui 81-86.

 

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